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Vigneti bio: peronospora, oidio e flavescenza

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Incontro sulla viticoltura biologica alla FEM, vigneti bio protagonisti.

Oltre 150 viticoltori e tecnici del Nord Italia oggi all’incontro sulla viticoltura biologica alla FEM Vigneti bio, sotto osservazione peronospora, oidio e flavescenza.

L’incontro

Sono 1371 gli ettari di vite coltivati con metodo biologico in Trentino, vale a dire il 13,3 per cento della superficie complessiva viticola. Quest’anno a preoccupare i viticoltori è stata la peronospora, ma rimane alta l’attenzione anche sui giallumi, in particolare sulla flavescenza dorata. Le grandinate di luglio hanno provocato danni alla produzione in molte zone della provincia; ora è quasi tempo di vendemmia e si spera in condizioni meteorologiche favorevoli alla maturazione dei grappoli.

Difesa, gestione dei vigneti coltivati con metodo biologico in Trentino e sperimentazioni in corso sono stati al centro dell’incontro che si è tenuto questa mattina alla Fondazione Mach. L’evento è stato organizzato, come tradizione vuole, in collaborazione con il Centro di sperimentazione di Laimburg che nel pomeriggio ha focalizzato l’attenzione del mondo produttivo sulle prove sperimentali in frutticoltura biologica.

I temi

L’incontro, trasmesso anche in diretta youtube, è stato seguito da circa 150 viticoltori e tecnici del Nord Italia. Organizzato dall’Unità Agricoltura Biologica del Centro Trasferimento Tecnologico ha visto intervenire in apertura il dirigente Maurizio Bottura, e il responsabile dell’Unità Daniele Prodorutti.

Sono seguiti gli interventi tecnici sui controlli e situazione fitosanitaria nelle aziende biologiche in Trentino (Marco Chiusole), i risultati delle prove sperimentali di difesa in viticoltura biologica (Roberto Zanzotti), gli approcci di gestione della chioma su Cabernet franc e varietà resistenti svolte in collaborazione con l’Università di Trento (Michele Faralli), la flavescenza dorata tra vigneto e paesaggio in base all’esperienza ticinese (Mauro Jermini – Centro Ricerca Agroscope Cadenazzo- Svizzera). Infine, è seguita la visita ai vigneti sperimentali in località San Donà a San Michele.

Infezioni e difesa fitosanitaria

L’annata 2023 è stata caratterizzata da un’elevata pressione di peronospora, provocata principalmente dalle infezioni avvenute tra la fine di maggio e la prima metà di giugno. La difesa fitosanitaria contro questo patogeno, basata sull’uso di prodotti rameici a basso dosaggio, ha permesso di proteggere i grappoli dei vigneti biologici: i danni alla produzione sono generalmente lievi e limitati agli appezzamenti posti nelle zone più soggette agli attacchi di peronospora. La difesa dall’oidio, altro patogeno importante per la vite, è stata impostata sull’uso di prodotti a base di zolfo che hanno permesso di ridurre la presenza di questo fungo in maniera molto significativa rispetto ai testimoni non trattati. Infatti, sui grappoli non trattati la diffusione di oidio si è manifestata precocemente e risultava già elevata a fine giugno.

Il mese di luglio ha visto il verificarsi di eventi meteorologici intensi, spesso a carattere grandinigeno, che hanno provocato danni alla produzione in molte zone della provincia. Rimane alta l’attenzione verso il contenimento dei giallumi, in particolare di flavescenza dorata e del suo vettore Scaphoideus titanus.

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Attività sperimentali per controllare peronospora, oidio, gestione della chioma e flavescenza

Per quanto riguarda le attività sperimentali, nel corso della stagione 2023 sono state impostate delle prove per il controllo di peronospora e oidio nei vigneti della Fondazione Mach. Per la difesa da peronospora sono state messe a confronto strategie di difesa con rame a bassi dosaggi, da solo e in miscela con altre sostanze quali l’olio essenziale di arancio dolce e l’estratto di salice. L’esperienza è stata estesa con la valutazione dell’efficacia del chitosano e di un nuovo formulato rameico. Il contenimento di peronospora è stato soddisfacente in tutte le tesi in cui si è impiegato il rame, l’aggiunta di altre sostanze non ha contribuito a migliorare l’efficacia dello stesso in modo significativo. Il chitosano, impiegato da solo, non ha garantito una sufficiente protezione di foglie e grappoli.

Per la difesa dall’oidio, sono state impostate strategie a base di zolfo liquido in confronto al bicarbonato di potassio in miscela con una bassa dose di zolfo e al siero di latte, nell’ottica di diminuire l’apporto di zolfo in vigneto. I prodotti testati hanno permesso una riduzione delle infezioni in confronto al testimone non trattato.

Le prove di gestione della chioma della vite sono state presentate con una sintesi di quattro anni di sperimentazione in diversi vigneti e varietà, con l’obiettivo di ottimizzare le operazioni di gestione a verde per migliorare i parametri qualitativi dei mosti e dei vini e valutare la funzionalità fogliare in relazione a potenziali stress ambientali. I risultati forniscono utili evidenze applicative per il viticoltore.

La potatura verde si conferma un prezioso strumento per indirizzare la maturazione verso obiettivi enologico-qualitativi desiderati in un contesto di cambiamento climatico.

Focus sulla flavescenza: il confronto con l’esperienza ticinese

È stato presentato, infine, un approfondimento sulla flavescenza dorata con gli studi svolti in Ticino volti allo sviluppo di una strategia di gestione della patologia. In particolare, è stato valutato l’impatto del fitoplasma sullo sviluppo dei tessuti vegetali nei tralci e nel tronco e il ruolo del paesaggio (piante arboree e diverse specie di cicaline sono risultate positive a flavescenza dorata) nella diffusione della malattia. La strategia di gestione nel vigneto, alla quale si deve associare una gestione degli elementi chiave del paesaggio circostante, sono elementi importanti per ridurre i rischi epidemici.

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